I mondi della StArs

venerdì 25 marzo 2011

DIVIETO DI CULTURA


La StArs è felicissima di mostrarvi il primo lavoro su commissione per AGIS e FEDERCULTURE.






Ecco un piccolo spot creato dalla mia/nostra associazione culturale "StArs" per Federculture.Lo spot doveva essere  proiettato prima dei film in tutte le sale cinematografiche gestite dall'Agis, ma... essendo uno spot contro i tagli alla cultura, battezzato "DIVIETO DI CULTURA", visto i risvolti positivi degli ultimi giorni si è deciso, giustamente, di non farlo girare più... pazienza! L'importante è che si possa ricontare sul FUS (reintegrato di 149 milioni di Euro per tornare a 407 milioni di Euro totali.)... speriamo come sempre che non ci siano i furbi di mestiere che se magnano i sordi...



Macchina fotografica: EOS 5D MK II
Obiettivi: SAMYANG 14mm f2.8, NIKON 50mm f1.8
Montaggio: FINAL CUT 6

mercoledì 9 marzo 2011

Paolo Sorrentino rockshoah



Da agosto in internet circolavano le immagini sul set (inizialmente a Dublino poi in america) di "This must be a place" quinto film del regista napoletano e primo in lingua inglese. Il protagonista e la bestia da set Sean Penn con un look allucinante in stile Robert Smith dei Cure che tradisce il fatto che l'ultra trentenne Sorrentino ama la musica (nuova onda) anni 80' con cui è evidentemente cresciuto. Per me è stata una piacevole sorpresa, temevo un nuovo look country dopo quello di Bentivoglio ne "L'amico di famiglia" (2006) oppure un trash anni 70' stile Robert Plant. Almeno su questo semo salvi. Da tempo quindi la rete con siti italiani e stranieri poteva vedere come apparirà Penn sullo schermo, ma mancavano delle immagini che mostrassero il look cinematografico della pellicola, curata dal grande Luca Bigazzi. Bene anche su questo stiamo apposto ecco le due prime immagini ufficiali:



Beh devo dire non male come fotografia. Queste due immagini vengono dopo la visita lampo di Sean Penn a Roma nell'ultimo fine settimana di febbraio per visionare la pellicola in fase avanzata di post produzione. Il film una coproduzione tra Italia Irlanda e Francia a un budget di 22 milioni di euro è stata prodotta per noi italiani da Indingo film, l'ottima Luky red e Medusa che ne curerà la distribuzione. Quasi certa la presenza a Cannes (a differenza di Moretti papale in anteprima mondiale) e ultimamente si parla insistentemente di un uscita autunnale in Italia a ottobre, invece che subito dopo Cannes 2011 come è lecito apsettarsi. Questa scelta alquanto curiosa potrebbe essere suffragata dalla notizia, non confermata, di un uscita del film prima negli USA e poi da noi. E comunque dimostra l'attenzione che medusa porta a un film che ritiene prezioso e diverso rispetto a film come "Cazzi contro fighe", il sequel "fighe contro cazzi" o "Ben venuti in terronia". 
Ve lo dico per me non cambia molto aspettare 4 mesi in più, ma vorrei comunque per questo film il massimo sostegno possibile e perché no, la palma d'oro. Premio su cui nonostante la concorrenza micidiale Wong Kar wai, moretti, Malick "This must be a place" mette una seria ipoteca. Il film parte da una trama che portrebbe apparire furbacchiona, la shoah: 

"Cheyenne è una famosa e ricca rockstar in pensione che vive a Dublino, un pò annoiata un giorno viene a sapere che il padre, che non vede da trent'anni è in punto di morte a New York. Decide allora di partire  con la nave perché ha paura dell'aereo e arriva tardi il padre e già spirato. Tra i suoi appunti viene a trovare un diario su cui sono annotate delle memorie. Cheyenne scopre così che il padre internato a Auschwitz  è un ufficiale in particolare si dedicato a lui con particolare ferocia. Ora questo ufficiale è ancora vico e si nasconde in america. Cheyenne decide cosi di scovarlo per vendicarsi ma durante il viaggio..."

Apparentemente tarantino sta giocando su un tema sicuramente importantissimo, ma che di contro da grandi consensi di critica e pubblico, ma siamo certi che sia un caso simile che so a quello del nostrano Benigni?. In realtà se si osserva bene il titolo (una canzone di Talking Heads) se si da la giuta attenzione al mestiere del protagonista (il musicista) e se a questo uniamo David Byrne (ex leadre dei Talking) come compositore delle musiche e n on solo anche di vere e proprie canzoni (con l'artista indy Will Oldham) notiamo che forse la musica ha una parte altrettanto centrale del film, che pur non essendo un musical anche e sopratutto di quello e con quello parla. Byrne sarà anche un attore in una scena del film ambientata a Detroit dove eseguirà con orchestra e archi il pezzo che da il titolo al film. La scena è descritta in sul suo blog e non vedo l'ora di vederla. Byrne parlando della musica e delle canzoni per il film ha precisato che non sarà lui a cantarle e neanche il personaggio di Penn, quindi Cheyenne è un musicista e non un cantante, probabilmente se continua la metafora dei Cure potrebbe essere un ex bassista. Ma per scoprirlo dobbiamo aspettare, il trailer poi Cannes 2011 e poi, forse ottobre.







A presto, G!

martedì 8 marzo 2011

La Matrioska della conoscenza!!!!

Mi trovavo una sera, per caso, a parlare con delle persone molto "simpatiche" che al vedere la mia faccia indifferente al sentire il nome: Stefano Benni, mi sorrisero beffardamente dicendomi "Ah! Non sai chi è Stefano Benni?" "Eh! Mi dispiace non lo conosco!..." La mia ignoranza non ha scusanti ma in fin dei conti  essa esiste per un motivo... Sbaglio? Se non esistesse cosa porterebbe l'uomo a scoprire, a conoscere quello che è stato creato per noi e quello che creiamo per noi!
La visione negativa di una cosa così positiva è solo prerogativa di chi pensa inconsciamente di avere raggiunto il suo stadio più evoluto, invece, se anche dopo la morte evolviamo, la vita è continua conoscenza.
Ho iniziato ad interessarmi a Stefano Benni, ma umilmente affermo di non aver ancora letto niente dell'autore, però ho scoperto che uno dei suoi primi libri pubblicati dalla Mondadori s'intitola "Bar Sport"(1976). La recensione parla di un libro classico della narrativa umoristica italiana che riscosse notevole successo tra i lettori italiani. Al di là dei record di un prodotto, il titolo mi ha ricordato l'uscita di un film, presto nelle sale italiane. Forse non molto considerato nel panorama delle programmazioni di sala ma molto importante per i giovani cinefili. Per farla breve: è il primo film completamente girato con la nuova m.d.p. digitale della ARRI: la ALEXA.
Una macchina che promette faville anche perché è l'evoluzione, ma non la sostituisce, della ARRI D-21, altra m.d.p. progettata interamente in casa ARRI che si fece e si fa ancora apprezzare per le notevoli caratteristiche che spingono il digitale ad assomigliare ad un look-pellicola aumentando le possibilità di ripresa, la risoluzione e spingendo alla definitiva sostituzione.
Il film: "Bar Sport" è di Massimo Martelli (Il segreto del successo, Muzungu, Pole pole) con la direzione fotografica di Roberto Cimatti (L'uomo che verrà, Il vento fa il suo giro).
Non vi starò a raccontare la trama del film stesso, tanto se a qualcuno interessa l'ennesima commedia italiana può benissimo informarsi attraverso internet (scusate se sembro indifferente al film ma mi permetterà di essere più critico e magari ricredermi quando lo guarderò).
Martelli non è un regista che si è fatto apprezzare per le sue doti, almeno a mio avviso non è da considerare nell'interesse di questo Post, mentre, invece, Cimatti è uno dei più esperti DoP del digitale.

Cresciuto professionalmente a Bologna; è uno del Dams (come la maggior parte dei fondatori della StArs Digital Cinema), si fa ben 11 anni di gavetta che lo portano a conoscere Giorgio Diritti ( Bravissimo e considerato come uno dei più importanti registi italiani emergenti), il quale riconosce in lui la giusta esperienza e gli permetterà di fotografare le sue opere più importanti.


In una industria cinematografica legata ancora alla pellicola, la produzione di queste tipologie (da un punto di vista tecnico) di film permetterà l'evoluzione e l'inserimento di DoP del digitale e spero a mio avviso una naturale propensione ad un nuovo Cinema Italiano creato da persone giovani, legate alla tecnologia digitale.
Naturalmente possiamo avere tutta la bellezza del digitale ma se abbiamo ancora idee del '700, non arriveremo da nessuna parte.

Partendo dalla mia ignoranza su Stefano Benni sono arrivato a conoscere qualcosa in più sul cinema che voglio fare... allora l'ignoranza non è un bene ?
Beata ignoranza...!

sabato 5 marzo 2011

Per me esiste un assioma fondamentale, posto che non si può conoscere in anticipo il successo di un opera cinematografica è altresì vero che già sulla carta il progetto si capisce se vale o non vale gli sforzi che vi dovranno essere profusi per portarlo a termine. Nel caso del futuro film di animazione "Il profeta" ci troviamo difronte a un progetto con due palle enormi. 
Il punto di partenza è un componimento di Khalil Gibran poeta libanese americano dal titolo "Il profeta" del 1923. Il libro ritenuto un capolavoro della letteratura ha venduto più di 100 milioni di copie ed è stato tradotto in 40 lingue diverse facendo di Gibran il terzo poeta più letto di sempre dopo Shakespeare e Lao Tse. Ma oltre l'indiscusso successo e la trama stessa del libro ha essere interessante: Il testo e composto da 26 componimenti che fanno capo al fittizio personaggio Al-Mustafa un profeta che dopo 12 anni di esilio mentre attende l'arrivo della nave che lo riporterà in patria parla alla gente lasciando i suoi ultimi pensieri sulla vita e sulla fede in 26 sermoni.

Come fare a districarsi in un testo così particolare e come portarlo al cinema per di più in animazione? beh per un progetto grande ci vuole una squadra grande è qui l'abbiamo:

Francese grande dell'animazione contemporanea a conteso nel 2003 l'oscar per il miglior film a Nemo della pixar e l'ha a mio parere ingiustamente perso. nel 2010 torna con L'ilusionista una sceneggiatura postuma di Jaques Tati, realizzata con la sua grandissima grazia e fantasia. predilige l'animazione in 2D.

Americano veterano del 3D alla Dreamworks/PDI ha diretto nel 2008 quel giogliellino dal nome "Kung fu panda"

Iraniana fumettista di fama mondiale premio della giuria a Cannes 2007, con "Persepolis" ha venduto tanti albi quanto Maus e a differenza di Spiegelman ha accettato nel 2008 la sfida del cinema e l'ha vinta portando la sua biografia in bianco e nero in un film animato che ha rappresentato la Francia agli oscar.

Premio oscar per il miglior cortometraggio con "Ryan" nel 2004, ha creato in CGI la biografia di Ryan Larkin animatore canadese morto per un tumore al cervello e autore di corti spicadelici negli anni 70.

Americana nata nel 1968 e sessantottina nell'anima. In america e tra i promotori del "free culture" ovvero quella corrente che anche grazie alla rete mette in condivisione  a gratis programmi opere e contenuti vari. Il suo capolavoro come animatrice è "Sita Sings the blues" lungometraggio realizzato in flash e costato 200.000 dollari. Ispirato al poema Ramayana ma visto con gli occhi di Sita la dama da salvare è oggi un cult.

Vincitore del premio oscar per il miglior corto di animazione 1987, Bill è un folle disegnatore e animatore americano con uno stile estremo e anti convenzionale. Un tipo che sta benissimo nella sede della MTV anni 90 quando il canale faceva anche contro cultura animata (Beawis e buted, Daria e co).

Irlandese con la sua piccola casa di produzione di Dublino la Kaboom ha realizzato l'anno scorso un capolavoro di lungometraggio animato: The secret of Kells, mai distribuito nella nostra repubblica delle banane.

Misteriosissimo e giovane animatore giapponese il suo capolavoro è in animazione tradizionale "La casa dai piccoli cubi". Una storia in 13 minuti in cui un uomo cerca di liberara la sua casa da un alluvione. Sbanca il prestigioso festiva di Annecy e vince L'oscar nel 2009.

Polacco artista animatore indipendente. Una bestia in cerca di successo.


Ognuno di loro e altri che si dovranno unire poi sono chiamati a dirigere un segmento del film che sarà tenuto insieme dalla figura del profeta e dal tema musicale di fondo. I produttori di questa follia filmica sono Clark Peterson and Ron Senkowski, il primo in particolare a prodotto il premio oscar "Monster" nel 2003. Ma recentemente si è unita al gruppo Salma Hayek Messicana naturalizzata americana che ha amato Il profeta fin da bambina. Sarà lei, oramai sempre più lanciata anche nella produzione con la sua casa Ventanarosa (vento rosa), a dare tutto il sostegno e la visibilità possibile al progetto che attualmente si trova in fase di finanziamento e si sta trattando con diversi distributori. La qualità c'e si spera in un marketing forte tutto si giocherà lì.

E sembra così lontano il 1996 quando registrai su videomusic questo pezzo: 














Quante seghe su quella VHS e che darei per essere al posto di Quentin... 


G!

venerdì 4 marzo 2011

StArs Digital Cinema

A tutte le persone che per caso o per interesse capitano su questo Blog...

Noi siamo la StArs Digital Cinema...


A partire da sinistra:

-Giuseppe Vinci ( Compositore, Post-produzione audio, Fonico di presa diretta, Sceneggiatore, Cantante)
-Sabrina Liccardo ( Segretaria di Edizione, Sceneggiatrice, Produttore esecutivo, Organizzazione generale, Regista, Comunicazione, Revisione ed edizione di testo)
-Giorgio Cannavicci ( Operatore di macchina, Filmmaker, Regista, Blog Desingner, Post-produzione  digitale Maya 3D, Montatore Final Cut, Sceneggiatore)
-Jacopo Ardolino ( Direttore di Fotografia, Regista, Filmmaker, Montatore Final Cut, Sceneggiatore)
-Pierluigi Darino (Operatore Steadycam, Operatore di macchina, Filmmaker, Regista, Montatore Final Cut e Premier, Sceneggiatore, Musicista)
-Alessandro Calamunci Manitta ( Attore teatrale e cinematografico, Drammaturgo, Sceneggiatore)

giovedì 3 marzo 2011

Il Film che attendo

Tempo fa mi ripromisi "il giorno in cui un film italiano non avrà come location camera e cucina lo attenderò e lo vorrò vedere". Quel giorno sembra quasi giunto "Habemus Papam" uscirà il 15 aprile 2011 e nella sceneggiatura si legge: Scena uno, giorno, interno cappella Sistina. Ne camere ne cucine. E poi il papa anzi er papa che per un romano credente o ateo è parte dello sfondo della città, un papa che ha un nome Melville che è si il mitico autore del Moby Dick ma anche un regista della Nouvelle vague Jean-Pierre Melville il cui vero cognome era Grumbach e che si era dato fin da partigiano il nick Melville in onore all'ilustre narratore. Nome importante quindi per una figura depressa e debole che sente di non farcela, come molti del resto.


G!