La visione negativa di una cosa così positiva è solo prerogativa di chi pensa inconsciamente di avere raggiunto il suo stadio più evoluto, invece, se anche dopo la morte evolviamo, la vita è continua conoscenza.
Ho iniziato ad interessarmi a Stefano Benni, ma umilmente affermo di non aver ancora letto niente dell'autore, però ho scoperto che uno dei suoi primi libri pubblicati dalla Mondadori s'intitola "Bar Sport"(1976). La recensione parla di un libro classico della narrativa umoristica italiana che riscosse notevole successo tra i lettori italiani. Al di là dei record di un prodotto, il titolo mi ha ricordato l'uscita di un film, presto nelle sale italiane. Forse non molto considerato nel panorama delle programmazioni di sala ma molto importante per i giovani cinefili. Per farla breve: è il primo film completamente girato con la nuova m.d.p. digitale della ARRI: la ALEXA.
Una macchina che promette faville anche perché è l'evoluzione, ma non la sostituisce, della ARRI D-21, altra m.d.p. progettata interamente in casa ARRI che si fece e si fa ancora apprezzare per le notevoli caratteristiche che spingono il digitale ad assomigliare ad un look-pellicola aumentando le possibilità di ripresa, la risoluzione e spingendo alla definitiva sostituzione.
Il film: "Bar Sport" è di Massimo Martelli (Il segreto del successo, Muzungu, Pole pole) con la direzione fotografica di Roberto Cimatti (L'uomo che verrà, Il vento fa il suo giro).
Non vi starò a raccontare la trama del film stesso, tanto se a qualcuno interessa l'ennesima commedia italiana può benissimo informarsi attraverso internet (scusate se sembro indifferente al film ma mi permetterà di essere più critico e magari ricredermi quando lo guarderò).
Martelli non è un regista che si è fatto apprezzare per le sue doti, almeno a mio avviso non è da considerare nell'interesse di questo Post, mentre, invece, Cimatti è uno dei più esperti DoP del digitale.
In una industria cinematografica legata ancora alla pellicola, la produzione di queste tipologie (da un punto di vista tecnico) di film permetterà l'evoluzione e l'inserimento di DoP del digitale e spero a mio avviso una naturale propensione ad un nuovo Cinema Italiano creato da persone giovani, legate alla tecnologia digitale.
Naturalmente possiamo avere tutta la bellezza del digitale ma se abbiamo ancora idee del '700, non arriveremo da nessuna parte.
Partendo dalla mia ignoranza su Stefano Benni sono arrivato a conoscere qualcosa in più sul cinema che voglio fare... allora l'ignoranza non è un bene ?
Beata ignoranza...!

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RispondiEliminaFacevi prima a cagare sul pavimento... si sarebbero sorpresi di meno...
RispondiElimina:D
G!
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RispondiEliminaIncredibile! Sono riuscito a smuovere Stefano Benni! Vi dirò quello che penso veramente.
RispondiEliminaNon credo che il vero Stefano Benni abbia scritto questo commento, per due semplici motivi: Il primo è che il testo dimostra una forte lentezza e scarsa precisione sintattica che poco si addice ad un giornalista professionista, il secondo motivo è da ritrovare nel fatto che, presupponendo internet come universo virtuale in cui l'identità rimane fittizia, il soggetto scrivente esplicita una chiara forma malsana di egocentrismo che esula dall'identificare realmente uno scrittore che idealmente rimane una figura superiore a così miseri lati del carattere umano.
Riconoscendo una mancanza, in piena coscienza della mia persona, affermo la non estrema gravità che tanto mi si critica nel precedente post, esplicitando un chiaro interesse riposto nell'autore tanto citato.
Se i giovani si sentono delle "Tigri" è vero anche che se un meno giovane risponde con tanta accidia sta forse a significare che esso si senta una "Pecora".
Da dove veniamo? Dove andremo? Sono risposte che visto i tempi e la classe dirigente preferisco trovare nella mia giovane e solitaria ignoranza...
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